Nato in Giappone e importato in Italia alla
fine degli anni ’80, il soft air (ma anche wargame o
combat) sta coinvolgendo sempre più appassionati di ogni
età, che la domenica si ritrovano a migliaia su appositi
campi per “giocare alla guerra”. Organizzato in
club, comitati e organismi federativi, il soft air è un
gioco assolutamente non violento, con un suo preciso
apparato di regole e norme comportamentali. I punti
vengono segnati colpendo gli avversari con palline di
plastica, sparate per mezzo di dispositivi ad aria
compressa che replicano armi vere, e/o conquistando
obiettivi di vario tipo in un concatenarsi molto dinamico
e spettacolare di azione, tattiche e strategie.
L’eliminazione del giocatore colpito si
basa sull’autodichiarazione (e necessario, quindi, una
forte dose di onestà da parte dei partecipanti) non
esistendo ancora un sistema di marcatura inequivocabile.
Le attività di gioco si svolgono in campi
privati o demaniali idonei, principalmente boschivi,
previa accordi con i proprietari e dopo aver informato le
autorità di pubblica sicurezza.
Durante gli ultimi anni c’é stato un
notevole miglioramento della qualità di gioco. Sono
migliorate enormemente le attrezzature, i prezzi sono più
accessibili. Si è creato un mercato serio, con ditte che
promuovono e sponsorizzano questo sport. Sono migliorati i
rapporti con le autorità, l’opinione pubblica e le
amministrazioni locali. La situazione del soft air in
ambito nazionale è ancora molto eterogenea, ma l’interesse
per ogni nuovo progetto di unificazione e collaborazione
tra club è forte.